Anna Izzo

Complicità

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Complicità

/com·pli·ci·tà/
Sostantivo femminile
 

ETIMOLOGIA: derivato di complice, dal latino complex, che ha la stessa radice di plectere (intrecciare) e plicare (piegare).

Il significato di questa parola si snoda in due sensi diversi, pur se strettamente collegati.

Partecipazione a un’azione criminosa o moralmente riprovevole: è stata dimostrata la sua cnel delitto. Con senso attenuato, connivenza, aiuto diretto o indiretto in macchinazioni anche scherzose: se n’è andata a ballare all’insaputa del fidanzato e con la cdella sorella; anche, perfetta intesa: gli hanno giocato quello scherzo con la c. di tutti gli amici. Fig., aiuto, favore, protezione, da parte di cose o condizioni o situazioni: riuscì a fuggire con la cdella notte.

Il secondo significato è quello sentimentale, che descrive la complicità come rapporto di intesa profonda, quasi segreta – pensiamo alla complicità fra sorelle, o fra compagni di squadra, tra due persone che si amano.

Anche, genericamente, aiuto, favore, protezione.

 

Anna Izzo

Fra i rumori della folla ce ne stiamo noi due, felici di essere insieme, parlando piano,
forse nemmeno una parola.
Walt Whitman

 

Lo dice sul serio?” gli chiese.
“Fin da quando son nato” – disse Florentino Ariza – non ho detto una sola cosa che non sia sul serio”.
Il capitano guardò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi fulgori di una brina invernale.
Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?” gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese. “Per tutta la vita”.
Gabriel García Márquez
 
 

La foto in bianco e nero dei due anziani con il cane, di spalle, ha rievocato, in me, queste parole, queste sensazioni, queste atmosfere.

Immagini e abbinamenti, ispirazioni, rievocazioni…

Facciamo una riflessione: le immagini che percepiamo corrispondono sempre alla realtà delle cose? E’ giusto porsi questo quesito, in quanto la percezione rappresenta sempre una lettura interpretativa di quanto vediamo e viviamo. La percezione va oltre il semplice e naturale utilizzo dei nostri cinque sensi, l’uomo non è mai un osservatore oggettivo e neutrale. Secondo le teorie della psicologia della Gestalt, la percezione consisterebbe in un processo mentale attivo nel quale le sensazioni vengono integrate con idee, ricordi ed emozioni che fanno parte della nostra storia personale”. L’elemento fondamentale è proprio la nostra vita, quella che ci portiamo dentro in forma di vissuto, bagaglio personale, le attività che amiamo fare, la musica che ascoltiamo, i nostri molteplici interessi e le sfumature della nostra personalità. La nostra vita diventa il vero filtro per interpretare quello che vediamo fuori.
Questo rende l’esercizio della Fotografia un modo veramente personale di esprimersi, proprio perché in ogni Fotografia mettiamo noi stessi, così come in ogni lettura e interpretazione della realtà.

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